Passeggiate

bosco 4

Ormai è diventata una nostra consuetudine: la passeggiata delle 19.00, mia e di Yuri.

Ho voglia di rimettermi in forma, di muovere il mio corpo, di stare un po’ fuori di casa. Ho soprattutto voglia di far prendere aria ai pensieri, per renderli più leggeri, oppure abbandonarli sulle rive di un fiumiciattolo o tra le fronde di un albero, lì, propio lì, a far compagnia ai guizzanti scoiattoli.

Ho voglia di chiudere in casa le poche ore di sonno e la puzza di latte sui vestiti di Yuri, gli appuntamenti per le visite mediche e la spesa da fare e anche il bagno da pulire!

E allora, fascia e cappellino sulla testa del mio cucciolo, scarpe da tennis e via a camminare! Lui si rilassa a stretto contatto con il mio corpo, con il mio cuore. Io mi sento bene e mi lascio guidare dai miei piedi, che in queste occasioni sanno meglio la strada del cervello…lascio fare a loro e alla magia dei boschi che sanno calmare l’anima con i loro colori, i profumi e quell’atmosfera magica che ti ricarica!!!

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Domenica

Abbiamo portato per la prima volta il nostro piccolo in montagna…è stata una bellissima giornata!

Ovviamente bisogna organizzarsi: pannolini, vestiti corti, vestiti lunghi ma leggeri e vestiti pesanti perchè non si sa mai, cappellino per riparare la testa dal sole e una crema ad alta protezione solare! In montagna è facilissimo scottarsi!!! Insomma lo zaino era pieno per metà con la roba del piccolo Yuri e fortunatamente allatto io :-), almeno per sfamarlo non ho dovuto portare via niente! 😉

Devo essere sincera, anche gli altri due figli sono riuscita ad allattarli al seno e mi sono sempre trovata bene, comodissima, soprattutto nei viaggi! Con Yuri ho “rischiato” l’allattamento al biberon e per un attimo mi sono preoccupata, avevo paura di tutto quello che comportava: sterilizzazioni, trasporto e riscaldamento latte materno, e l’odiatissimo tiralatte.

Forse è anche per questo che ho insistito con l’allattamento al seno, per paura di non farcela. Strano vero?? Solitamente le neo-mamme hanno paura di non riuscire con l’allattamento al seno, io sono andata in panico per l’allattamento con il biberon…

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Fiaba

Lo spaventapasseri

 

scarecrow

 

C’era una volta uno spaventapasseri che soffriva tanto di solitudine e vagava tutto solo soletto in giro per le campagne alla disperata ricerca di amici.

Un giorno passò di fianco a un bel campo di grano punteggiato qua e là dal rosso intenso dei papaveri. Lo spaventapasseri si fermò ad ammirare i colori ed ebbe un’idea:

– Mi fermerò qua, in mezzo a questo bel campo, mi metterò dei vestiti colorati e un bel sorriso in faccia, un cappello in testa per proteggermi dal sole e allargherò le mie braccia così che gli uccellini si potranno posare. In men che non si dica sarò circondato da tanti amici. –

E così lo spaventapasseri indossò una bella camicia colorata, un grosso cappello di paglia e con le braccia larghe si mise in mezzo al campo di grano.

Ad un certo punto sbucò un leprottino, lo spaventapasseri lo vide e tutto eccitato urlò

– Buongiorno leprotto! –

La bestiola, che non aveva mai visto prima d’ora uno spaventapasseri, si spaventò moltissimo e con quattro balzi scappò via urlando

– Aiuto, aiuto, nel campo di grano c’è un mostro! –

La notizia si divulgò velocemente in tutto il vicinato e ogni volta che passava di bocca in bocca il povero spaventapasseri diventava un mostro sempre più pericoloso e spaventoso: c’era chi diceva che poteva fulminarti con lo sguardo di uno dei suoi tre occhi, si diceva che se ti acchiappava ti poteva stritolare con la forza delle sue sei braccia e c’era chi giurava che dalla bocca poteva sputare fuoco.

Il povero spaventapasseri era sempre più triste e non faceva altro che piangere e urlare disperato dalla mattina alla sera. Tutti gli animali della zona si guardavano bene dall’ avvicinarsi al campo, e quelle urla tristi e piene d’angoscia, non facevano che peggiorare la situazione.

Un giorno passò di lì un vecchio gatto solitario che tutto felice e fischiettante se ne andava dritto per la sua strada.

– Ehi tu – lo chiamò lo spaventapasseri piagnucolando

– Che vuoi? – rispose il gatto in malo modo – Hai qualche problema? – chiese scocciato: il gatto odiava quelli che lo distraevano dal suo girovagare a zonzo.

– Perché passi da qui? – chiese piangendo lo spaventapasseri

– E’ forse vietato? – chiese il gatto assumendo un tono minaccioso e arruffando il pelo per assumere un’aria ancora più minacciosa

– No, non è vietato, è solo che da qui non passa mai nessuno, perché dicono che io sono un mostro pericoloso e nessuno osa avvicinarsi. – scoppiò a piangere il povero tapino

– Beh è compito di ogni spaventapasseri tenere lontani uccelli e compagnia bella! –

– Compagnia bella? – chiese singhiozzante lo spaventapasseri

– Altri animali – spiegò il gatto – Intendevo dire uccelli e altri animali. Se qui non vengono animali vuol dire che svolgi bene il tuo dovere amico. –

– Amico? – chiese stupito lo spaventapasseri – Mi hai chiamato amico? – chiese eccitato e tutto speranzoso avvicinandosi al gatto

– Ehi vacci piano. Amico è solo un modo di dire. Io sono un gatto solitario, vado a zonzo da sempre. Ho tante conoscenze, ma nessun amico vero, capisci? –

– Sì certo, anche tu sei solo come me! – disse lo spaventapasseri

– No! Tra me e te c’è una grande differenza: io conosco moltissime persone ma ho scelto di non aver legami con nessuno. –

– Perché? –

– Perché mi piace la libertà, mi piace girovagare di qua e di là senza catene –

– Io invece vorrei avere tanti amici, è per questo che mi sono messo in questo bel campo, tutto vestito bene con le braccia aperte per accoglierli. Ma tutti hanno paura di me. – ricominciò a piangere disperato

– Cioè, tu speravi di trovare amici restando qui fermo con le braccia spalancate? –

Lo spaventapasseri annuì

– Braccia spalancate e sorriso sulla faccia – precisò mostrandogli il suo miglior sorriso acchiappa amici

– Ehi amico, ci credo che ti prendono per un mostro. Senza offesa. Quelle braccia sempre così aperte sono minacciose e quel sorriso finto che ti sei stampato in faccia, assomiglia a un ringhio. No, gli amici veri vogliono il tuo meglio, vogliono la sincerità, non vogliono atteggiamenti e sorrisi preconfezionati. Rilassati, abbassa quelle braccia, fai vedere chi sei veramente e soprattutto smetti di piangere e di fare la vittima che non ti servirà mai a niente! –

– Dici che funzionerà? – chiese speranzoso lo spaventapasseri

– Non lo so! – rispose il gatto – Ma la cosa certa è che quello che hai fatto fino ad ora non ha funzionato. Dammi retta amico, cambia atteggiamento! Ora scusami ma devo proprio andare, mi sono già fermato per troppo tempo. –

– Ma dove te ne vai? –

– Di qua o di là, non importa, l’importante è andare. Ciao ci vediamo amico e buona vita! –

Lo spaventapasseri pensò alle parole del vecchio gatto per tanto tempo. Poi finalmente un giorno si decise, prese una bella manciata del grano che cresceva nel suo campo e la portò alla tana del leprottino che tanto aveva spaventato

– Scusa leprotto se ti ho spaventato, mi spiace non era mia intenzione – disse a voce non troppo alta per paura di spaventarlo di nuovo e posò accanto all’uscio il grano.

E dal quel giorno, tutte le mattine, preparava una qualche sorpresa per gli animali che abitavano lì intorno: dei  freschi papaveri per le api,erba croccante e saporita per i caprioli, castagne e funghi per una giovane coppia di cinghiali che abitava nei dintorni.

Per tanti e tanti giorni lo spaventapasseri insistette a portare regali ai vicini, ma ancora la situazione non migliorava, nessuno si fidava di lui, ma lui non se ne lamentava, anche perché preparare sorprese e regali per gli altri gli piaceva tanto e lo teneva impegnato per tutta la giornata, così si sentiva meno solo. Fino a quando finalmente un bel giorno, non gli giunsero alle orecchie alcuni commenti:

– Ma che buona la frutta che ci ha portato il mostro – dicevano i cerbiatti

– I papaveri di ieri erano dolcissimi – ronzavano le api

– Che croccantezza e che profumo questo grano – commentavano i leprotti.

Lo spaventapasseri era contento di come si stava evolvendo la situazione anche se continuavano a chiamarlo “mostro”.

Un bel giorno in un formicaio che sorgeva nei pressi del campo dello spaventapasseri, il sergente a capo dell’ottavo battaglione chiamato da tutti “Occhio di Lince” per la sua miopia, decise di partire con tutta la sua truppa alla ricerca di nuove riserve di cibo, ma arrivato alla svolta che lo avrebbe condotto sul sentiero che portava allo stagno delle papere, a causa del suo grave problema alla vista, sbagliò strada e si infilò nel campo dello spaventapasseri. Il sergente “Occhio di Lince” capì subito che qualcosa non quadrava, consultò la mappa, ma ovviamente non riusciva a veder bene i sentieri che erano segnati e quindi per riportare i sui bravi soldati sulla via giusta, li fece prima svoltare a destra, poi a sinistra, poi due volte di fila a destra e alla fine si infilarono dritti, dritti sotto la camicia dello spaventapasseri che si era sdraiato a riposarsi un poco e a pensare al prossimo regalo da fare. Lo spaventapasseri iniziò a ridere a crepapelle per il solletico che le zampette di tutte quelle formichine gli facevano sotto la camicia. Una bella risata spontanea, cristallina e soprattutto contagiosa. Infatti iniziò a ridere anche il tenente “Occhio di Lince” e dopo di lui cominciò anche il sottotenente e poi una alla volta alche tutte le altre formiche. In breve tempo i dintorni risuonavano delle risate di tutti gli animali, dai passeri agli scoiattoli. E le risate aumentarono ancora di più quando si seppe la storia che c’era dietro tutto quel divertimento.

Da quel giorno le cose cambiarono moltissimo. Nessuno riusciva più ad avere veramente paura dello spaventapasseri e un po’ alla volta tutti gli animali dei dintorni diventarono amici di quello strambo personaggio che indossava una camicia colorata, il cappello di paglia e che a volte se ne stava a braccia aperte in mezzo al campo di grano.

Simona Livio

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Esami del sangue

E questa mattina abbiamo portato il nostro piccolino a fare i suoi primi esami del sangue…devo dire la verità, avevo fatto la mia strategia…tutina corta giusta per l’occasione, senza calze, Yuri dentro la fascia a stretto contatto con me, ero sicura che il prelievo fosse sul tallone e in questo modo, grazie alla mia strategia, lui non si sarebbe accorto di nulla!!

E invece il prelievo è stato fatto sul braccino, io ho provato un sacco di pena e meno male che c’era anche il mio compagno, ho un problemino con gli aghi, svengo alla loro vista 😉

Comunque è andato tutto bene…Yuri ha pianto più per togliere il cerotto che ti mettono dopo il prelievo che per il prelievo stesso.

2017-08-17 10.29.04

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Ferragosto

E così il primo Ferragosto con il nostro piccolo Yuri è passato…e devo dire che è stato proprio bello, bello e intenso!!

Al mattino mi sono fatta una bella passeggiata nei boschi con mia figlia, Yuri e i nostri cani. Il piccolino era comodamente adagiato nella fascia, io la trovo comodissima, utilissima, insostituibile 😉

Poi siamo andati in piscina a trovare il papi che lavorava, abbiamo mangiato con lui, Yuri si è fatto una bella dormita sulla MIA sdraio 😉 e io un tuffetto nell’acqua piacevolmente fresca…

…e al pomeriggio siamo “scappati” al lago di Mergozzo, e come sempre è stato bellissimo e rilassante come una piccola vacanza. Ovviamente alla sera ci siamo fermati a mangiare un’ottima pizza…

Che dire…giornata perfetta, goduta fino in fondo!!! GRAZIE FAMIGLIA!!!!!!

 

Yuri sta crescendo a vista d’occhio, se stai fermo e lo osservi bene bene, noti che le sue guance si riempiono, le gambine si allungano e le cosce si fanno sempre più cicciotte… 😉

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Ricordi

Oggi è il mio compleanno e ripenso a quelli di quando ero bambina…

Li ho sempre festeggiati al mare, in vacanza con la mia famiglia sempre e solo in campeggio.

Il primo a farmi gli auguri era sempre mio padre: mi veniva a svegliare alle sei del mattino mentre dormivo nel mio sacco a pelo 🙂

Il resto della giornata trascorreva come ogni giornata di vacanza: mare, sole, amici, giochi sulla spiaggia. Ogni anno trovavo amici diversi, ma non dicevo mai che era il mio compleanno, non mi interessavano gli auguri e tanto meno i regali. Il più bel regalo era essere lì 😉

Nemmeno i miei genitori mi facevano il regalo, a mezzogiorno ero io (la festeggiata) che sceglievo cosa mangiare e poi mi compravano sempre una torta gelato e siccome non c’erano le candeline, usavamo i fiammiferi e dovevo essere velocissima a spegnerli. E poi c’era la bellissima regola che siccome era il mio compleanno non dovevo lavare i piatti 🙂

Mi sento fortunata…ho passato degli splendidi compleanni!!!

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Filastrocca

gatto

IL GATTO NERO

 

 

C’era una volta un gatto nero

che camminava lungo un sentiero

e si chiedeva come mai

lui portasse solo guai

“Porto io la sfortuna?”

Chiese il gatto alla luna

e dalla notte stellata

  giunse una voce delicata

“Tu sei solo un gattino

 nato nero poverino.

E’ l’uomo che non sa

apprezzare la serenità

e se si trova in mezzo ai guai

lui si chiede – Come mai?-

A se stesso la colpa non dà

ma allora chi incolperà?

Naturalmente il destino oppure il gatto nero

che proprio quel giorno gli ha attraversato il sentiero”.

Simona Livio

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