Piscina

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A detta degli esperti ci sono tantissimi motivi molto validi per portare un bambino di pochi mesi in piscina:

  1. l’ambiente acquatico richiama nel neonato l’utero materno
  2. rafforza l’apparato scheletrico e il sistema cardiorespiratorio
  3. stimola la crescita sana ed equilibrata dell’individuo

Io e il mio compagno abbiamo iniziato a parlare di piscina per il nostro piccolino ancora prima della sua nascita. Lui arriva da un passato di agonismo nel nuoto e attualmente è un ottimo istruttore e proprio per questo abbiamo deciso PISCINA NO, inteso come corso! Ma PISCINA SI’, inteso come momento di svago e divertimento per tutta la famiglia e sempre e solo nel rispetto del bambino. Questo significa che se si mette a piangere disperato, non lo obbligo!

Ovviamente ci possono essere diversi motivi per il pianto, non è detto che per forza di cose sia repulsione o paura dell’acqua, ma la cosa importante è che sia un momento piacevole e sereno sia per il bambino che per i genitori. Proprio per questo abbiamo deciso di rendere la piscina  un momento ludico, una scusa per stare bene in modo diverso dal solito e un modo per stare insieme in un ambiente diverso e diversamente stimolante.

Comunque per tutte quelle mamme che intendono portare i piccolini in piscina senza l’aiuto di nonne, sorelle o zie, organizzatevi bene! Non è semplicissimo gestire un neonato bagnato e un po’ infreddolito oppure nervoso perchè stanco in uno spogliatoio, soprattutto se si mette a piangere magari quando lui è già vestito e tu ancora con il costume fradicio. Ad esempio io non lo sciacquo dal cloro, così non devo togliergli l’accappatoio bello caldo, lo asciugo e lo rivesto subito, in modo da non fargli prendere freddo. Naturalmente nemmeno io faccio la doccia, perchè non ho nessuno che me lo possa tenere! Ci laviamo poi, con calma, a casa!

Comunque vorrei tranquillizzare anche tutti quei genitori che decidono di non portare il loro cucciolo in piscina, quando saranno più grandi potranno comunque imparare a nuotare!! 🙂

 

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Leggere per…

Lo ammetto, quando qualche giorno fa ho sentito che Kazuo Ishiguro aveva vinto il Nobel per la letteratura ho pensato CHI???

Chiedo umilmente scusa!!!! Non lo avevo mai sentito nominare, o forse sì, ma non avevo letto nessun libro…e mi sono sentita MOLTO ignorante!

Quindi, curiosissima, ho fatto una ricerca su google e, tra i sette libri che ha scritto ho scelto “IL GIGANTE SEPOLTO”…ovviamente ho scelto a caso, non so se questa sia la sua opera migliore, peggiore o la via di mezzo…ero curiosa di leggere qualcosa scritto da nobel 🙂

Insomma per farla breve: le prime pagine del libro mi hanno subito rapita, i due personaggi principali Axl e Beatrice sono semplicemente indimenticabili!! Alcune pagine proprio non le ho capite, ma ragazzi le ultime LE RICORDERO’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA!

 

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Fatica…noi mamme stanche!

Questo è veramente un periodo impegnativo…sarà il cambio di stagione, sarà il cambio dell’ora, sarà l’arrivo del freddo e della pioggia, ma io mi sento stanchissima!!! E’ vero che dormo 5/6 ore a notte, ma non tutte di fila, e che durante il giorno non riesco proprio a trovare il tempo per riposare, però questa stanchezza cronica mi innervosisce parecchio!

Il mese di Novembre tra l’altro sarà un mese molto impegnativo, con un sacco di visite di controllo per Yuri  a Varese, che per noi significa alzarci presto, buttarci in mezzo a un traffico odioso e ovviamente spezzare tutti i nostri ritmi. Mi sa che prenderò qualche energizzante…vorrei arrivare a Natale in forma e di buon umore, voglio che il primo Natale di Yuri sia memorabile (in senso positivo!)

E per fortuna che c’è lui!!! Con i suoi occhioni, i sorrisi e i grandi discorsi…lo guardo e penso che la vita è un’avventura meravigliosa e il mondo è il nostro stupendo palcoscenico!

Intanto ieri siamo stati a Varese per le premiazioni del circuito podistico del Piede d’Oro. E’ da anni che mio padre (71 anni) lo corre e quest’anno è arrivato primo della sua categoria!! E’ con immenso orgoglio e amore che l’ho visto salire sul gradino più alto del podio…E’ IL MIO CAMPIONE!! Un grande esempio di passione, costanza e determinazione!!!

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TUTTA UN’ALTRA SCUOLA!

Ho letto un libro molto interessante che si intitola “TUTTA UN’ALTRA SCUOLA! (quella di oggi ha i giorni contati)”.

Sinceramente lo consiglio a tutti, ma proprio a TUTTI: genitori, ragazzi, INSEGNANTI, PROFESSORI e DIRIGENTI SCOLASTICI!

Personalmente l’ho trovato illuminante, insomma è chiaro a tutti che la scuola così com’è adesso non va bene: è vecchia, lenta, noiosa e la stragrande maggioranza dei ragazzi la odia. La figura del professore o del maestro ha purtroppo “perso” valore.

Ma vi rendete conto: I RAGAZZI ODIANO LA SCUOLA!

Ma potete immaginare intere giornate trascorse in un ambiente che non sopportate?!?! E siete obbligati ad andarci dalla legge!

E si sanno anche i motivi: le lezioni sono noiose, i ragazzi quando sbagliano vengono ripresi davanti a tutta la classe, se sei sfortunato sei pure vittima di bullismo, qualunque cosa fai vieni giudicato ed etichettato per il tuo rendimento scolastico, nella maggior parte dei casi gli insegnanti utilizzano lo stesso metodo d’insegnamento per tutti i ragazzi e ovviamente anche lo stesso metodo di valutazione. Ma in un ambiente del genere come possono imparare i ragazzi?? Quelli bravi sono quelli che riescono ad imparare “a memoria” la lezione e se poi nell’interrogazione riportano tale e quali le parole dette dall’insegnante ecco che diventano secchioni…peccato che i ragazzi questo tipo di nozioni le dimentichino poco dopo…e noi adulti ne siamo l’esempio vivente…quante poesie studiate a memoria e formule di matematica abbiamo già dimenticato?

La scuola insegna, ma i ragazzi devono imparare a casa…ed ecco tirate in ballo le famiglie…sì perchè quando un ragazzo ha problemi scolastici i genitori sono tenuti ad intervenire, perchè la colpa è loro, mica dell’insegnante…

“Suo figlio deve studiare di più a casa” ci si sente dire, ma la maggior parte dei nostri figli a casa è da solo, noi lavoriamo e non mi sembra nè giusto nè furbo aiutare i nostri ragazzi a fari i compiti alla sera, perchè siamo tutti stanchi e stressati e poi si finisce che si litiga. E poi perchè? Perchè devo essere io genitore a spiegare le cose di scuola a mio figlio?

E’ un po’ come se il mio capo mi dicesse di portare a casa il lavoro, ma di farmi spiegare da mio marito come si fa…e se riesco a lavorare mi paga, altrimenti vengo licenziata e la colpa è di mio marito che non è stato bravo a spiegarmi quello che dovevo fare.

La colpa ovviamente non è nemmeno dei professori, anche loro sono cresciuti così, conoscono solo questo metodo d’insegnamento, hanno un programma assurdo da portare avanti e lavorano in  un ambiente inadatto costantemente sotto pressione e sotto pagati…

Eppure esiste una scuola che è riuscita a cambiare il MAJORAMA DI BRINDISI….Guardare per credere!!

 

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Favola veloce per brevi sonnellini!

LA SINCERITA’

 

C’era una volta una bellissima principessa in età da marito. I genitori l’avevano cresciuta insegnandole importanti valori come l’amore, la carità e la sincerità. La sua bellezza era nota in tutti i reami del mondo così come la sua ossessione per la sincerità delle persone. E così, quando il re mandò l’invito a tutti i principi di tutti i reami interessati a chiedere la mano della bella principessa, si sentì in obbligo di aggiungere: “PRESENTARSI SOLO SE VERAMENTI SINCERI!” e questo eliminò la maggior parte dei pretendenti, tanto che a corte si presentarono solo quattro giovani.

Proprio il giorno prima di conoscere i principi alla bella principessa spuntò in mezzo alla fronte un grosso enorme brufolo, ma lei non se ne preoccupò.

I quattro pretendenti, dopo aver omaggiato con ogni sorta di doni i due regnanti, vennero presentati alla bella principessa.

Il primo principe entrò tutto baldanzoso nella stanza e fece di tutto per mettere in mostra la sua opulenza, naturalmente elogiò molto la bellezza della ragazza, ma sapendo della sua adorazione per la sincerità, prima di accomiatarsi le disse:

– E quel grosso brufolo fra i tuoi occhi, nulla toglie alla tua raggiante bellezza! –

Anche il secondo principe venne ammesso alla presenza della principessa e anche lui ce la mise proprio tutta per mettere in mostra la sua grande intelligenza, poi prima di andarsene le disse:

– I miei medici sapranno sicuramente curare quel brutto brufolo. –

Il terzo principe entrò mostrando tutto il suo fisico possente, ma prima di andarsene rassicurò la principessa dicendo

– E vedrai che ben presto quel brufolo passerà! –

E finalmente toccò al quarto pretendente che appena entrato nella stanza elogiò l’ottimo trattamento ricevuto al suo arrivo al castello. I due ragazzi parlarono amabilmente di tanti argomenti, dall’imprevedibilità del tempo atmosferico, alla bella e spensierata infanzia della principessa, dal buon sapore del pane appena sfornato al fastidioso odore di fuliggine nelle stanze del castello. Poi prima di uscire il principe le disse:

– Sei molto simpatica e bella. Ho trascorso proprio un bel pomeriggio! Grazie! –

– E non hai nulla da dire su questo enorme brufolo? – chiese la principessa

– Quale brufolo? – chiese il principe strizzandole l’occhio.

Pochi giorni dopo i due ragazzi si sposarono.

– Perché hai scelto proprio me? Anche gli altri principi sono stati sinceri. – chiese il principe e la principessa gli rispose:

– Perché la sincerità senza sensibilità e intelligenza è crudele come una brutta menzogna! –

Simona Livio

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Meditate gente…e sarete felici!

Stavo facendo un semplice esercizio di meditazione trovato su un libro meraviglioso (IL BAMBINO CHE IMPARO’ A COLORARE IL BUIO)
In pratica dopo aver raggiunto uno stato di rilassamento profondo, devi riportare alla mente un ricordo felice, ed ecco che dal mio baule di ricordi, spunta fuori una Simona bambina che, una sera di un freddo inverno, porta una fetta di torta appena sfornata alla sua nonna: il freddo pungente mi fa lacrimare gli occhi e tengo in mano con piacere la torta ancora tiepida. Pochi passi mi separano dalla casa della mia nonna e in quel brave tragitto già mi pregusto la sua gioia nel vedermi. Apro piano la porta chiedendo permesso, il caldo della stufa a legna mi investe come uno stretto abbraccio e lei è lì seduta al tavolo della cucina a guardare la TV con le braccia sul tavolo appoggiate su di una coperta. Mi saluta e i suoi occhi azzurri brillano di gioia. Le poso un bacio sulla guancia, la sua pelle è incredibilmente morbida e lei ha un buon profumo di borotalco. Le faccio vedere la torta, mi ringrazia e mi prepara una tazza di latte. poi divide la torta a metà, la sua parte la mangerà l’indomani mattina a colazione…e restiamo così a chiacchierare davanti alla mia tazza di latte troppo bollente…
Piccoli ricordi che mi riempiono il cuore di gioia!

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Fiaba

FURBY E KING

 

 Nel Centro Recupero Animali Selvaggi era arrivato il grande giorno: finalmente la gazzella Furby, un esemplare maschio, veniva rimesso in libertà.

Venne scaricato diverse centinaia di metri prima di una bella mandria e venne spedito in direzione dei suoi simili

– Si è dimostrato un animale intelligente – disse il Dottor Robin, il capo del progetto di recupero e reintegrazione, un tipino magro coi capelli tutti scompigliati che a guardarlo pensavi che il primo alito di vento se lo sarebbe portato via

– Non si preoccupi Dottore – disse un omone occhialuto e timido che ogni volta che si rivolgeva ad un’altra persona gli prendeva un tic nervoso e continuava a schiacciarsi gli occhiali sul faccione fino a tatuarsi gli stessi nella carne, aste comprese.

– Il nostro programma di reinserimento funziona, Furby ci impiegherà pochissimo tempo a farsi accettare – concluse l’omone occhialuto.

Furby si avvicinò alla mandria, barcollava e le gambe gli si incrociavano rischiando di farlo cadere ogni due passi. Tutta colpa del camioncino che lo aveva trasportato fin lì.

Il capo mandria lo vide arrivare e, dopo aver dato uno sguardo intorno per assicurarsi che non ci fossero pericoli, gli andò incontro

– Chi sei? Da dove vieni? Che cosa vuoi? – gli chiese con tono brusco e in modo sbrigativo. Gli occhi continuavano a guizzare a destra e a sinistra.

Furby ci impiegò qualche istante per comprendere quello che gli era stato chiesto, ormai capiva meglio il linguaggio degli umani che quello degli animali, poi cercò di assumere un aspetto simpatico, si stampò in faccia un gran bel sorriso e si presentò

– Salve, sono Furby. Mi trovo qui per via del progetto appena partito che …- ma venne interrotto dal capo mandria che era rimasto interdetto dalla lunga pausa di Furby

– Sei scemo o mangi i sassi?! – gli chiese sempre in tono brusco. Dopo qualche secondo, il tempo di tradurre la domanda, la gazzella sempre col sorriso sulle labbra disse

– Ho capito! E’ una specie di “parola d’ordine” per entrare nel gruppo. Questo quindi è una specie di club privato e visto che noi siamo erbivori e che quindi non mangiamo sassi, la risposta alla tua domanda deve sicuramente essere: SONO SCEMO! –

-Sì, SEI SCEMO! – disse il capo mandria guardandolo con un briciolo di compassione – E puzzi maledettamente! –

– No che non puzzo – disse offeso Furby

– Sì che puzzi. Sembra che tu abbia dormito abbracciato ad un umano. Quindi vedi di rimanere qualche metro dietro al gruppo, che se no ci impesti – e così dicendo se ne ritornò al suo posto.

Furby fece qualche passo in avanti e con il cuore che gli scoppiava nel petto dalla gioia chiese

– Questo vuol dire che mi accetti come membro della tua mandria? –

– Più o meno – rispose il capo mandria girandosi dopo aver dato ancora una volta uno sguardo in giro per accertarsi di eventuali pericoli imminenti

– C’è sempre bisogno di carne per leoni – concluse.

A Furby si raggelò il sorriso sulle labbra. Ma che ci poteva fare? L’unica altra scelta che aveva era di vagare solo per la savana e il “programma di reinserimento” non aveva di certo previsto un corso di autodifesa contro i leoni per fronteggiare simili evenienze.

Per qualche tempo tutto filò a meraviglia: Furby brucava l’erba ai margini della mandria aspettando paziente l’occasione per poter fare veramente parte di essa. Le altre gazzelle lo guardavano con curiosità, stando però ben attente a non avvicinarsi troppo a lui, perché si vedeva lontano un miglio che qualsiasi predatore lo avrebbe scelto come pasto. Era stato soprannominato “puzzone” per via di quel suo odore di “pulito” che persisteva nonostante i giorni passati all’aperto nella savana. I maschi erano convinti che fosse un po’ suonato: non era nemmeno capace di muovere le orecchie nel modo giusto per captare rumori di pericolo, ma si faceva distrarre da insignificanti suoni come il cinguettio di qualche uccello. Le femmine lo consideravano un tipo quanto mai particolare, ed erano incuriosite dal suo fare così strano, come se non avesse mai vissuto in quei posti e fosse arrivato da un altro pianeta.

I due uomini che lo avevano condotto lì con il camioncino, lo seguivano con entusiasmo da lontano

– Bene, bene! Direi che il nostro Furby si è ormai inserito – diceva il Dottor Robin

– Sicuramente tra poco troverà una compagna e così si integrerà pienamente con il resto della mandria – favoleggiava il tipo ciccione e timido

– E’ giunto il momento di lasciarlo al suo destino – sentenziò il Dottor Robin e così fecero ritorno al Centro Recupero Animali Selvaggi.

Nel frattempo la mandria si era spostata nei pressi di una bella pozza d’acqua. Ad un certo punto, nell’ora del tramonto, mentre brucavano gli ultimi ciuffi d’erba prima di andare a dormire, l’incantevole tranquillità venne bruscamente interrotta

– ETICI! – starnutì violentemente Furby

Il capo mandria accorse tramortito dallo spavento

– Che succede? – chiese

– Non so… ho solo starnutito!- rispose – Devo essere allergico a qualche polline – e per ribadire il concetto –ETICI – un altro sonoro starnuto.

Fu in quel momento che il capo mandria si accorse del pericolo

– Scappate via, Via. Nell’acqua, nell’acqua. Dall’altra parte della pozza – e con tre salti si portò alla testa della mandria per guidarli verso la salvezza.

Furby poverino era un po’ lento di comprendonio e invece che capire “via nell’acqua”, capì “via dall’acqua” così corse esattamente dalla parte opposta rispetto al resto della mandria.

Appostato nell’erba alta, c’era un giovane e fiero leone, il cui soprannome era King, perché ogni bestia della savana si aspettava che in età adulta sarebbe diventato un vero e proprio re tra i leoni. Quando vide Furby che gli correva incontro, mentre lui cercava di avvicinarsi quatto, quatto alla mandria pensò:

“Ma è scemo o è un aspirante suicida? O forse le gazzelle hanno iniziato un servizio di consegna pasti a domicilio? “ e senza perdere altro tempo iniziò a rincorrere famelico Furby, il quale ancora non si era accorto di nulla, tanto meno di essersi allontanato dalla mandria in modo irreparabile.

Con soli due balzi King gli fu addosso e lo atterrò, ma come cercò di affondare i canini nella giugulare si fermò

– Che schifo, ma tu fai proprio schifo, hai un saporaccio orribile, sai di… sai di… – disse King veramente orripilato

– Non offendere – disse Furby cercando si alzare il muso da terra – Sono forse la gazzella più pulita della savana –

– Ecco cos’è – rispose King focalizzando finalmente il gusto – Tu sai in modo disgustoso di umano. Ma che schifo, come puoi sapere di umano?! Sembra quasi che sei fatto di carne di uomo invece che di gazzella. Ma tu guarda che mi doveva capitare, adesso mi tocca anche saltare il pranzo – disse King

– Ma voi mica li mangiate gli uomini? – chiese Furby un po’ indignato

– Personalmente nemmeno se stessi morendo di fame. Ma piuttosto rubo i cadaveri agli avvoltoi, gli uomini hanno quel gusto di civile che mi schifa, e poi sono pure da sbucciare. Sono rivestiti da quelle cose fibrose che quando le mordi ti lasciano quel saporaccio di sapone in bocca che ti fa rivoltare lo stomaco dal disgusto –

– ETICI – starnutì nuovamente Furby

– Ma no, ma che schifo. Non mi dire che sei pure malato?!- chiese inorridito King

– No, non sono malato, almeno credo, con tutti i vaccini e gli antibiotici che mi hanno fatto giù al centro. Credo sia allergia a qualche polline, speriamo non al fieno, sarebbe davvero un disastro – rispose Furby

– Non dirmi che arrivi dal Centro Recupero Animali Selvaggi?! – chiese King

– Io ci sono nato al CRAS – rispose Furby

– No, NO, No! Ma proprio a me doveva capitare. Mi prenderanno tutti in giro. Dai vattene prima che qualche altro leone ti veda! Su torna dalla mandria! –

– ETICI – starnutì di nuovo – Non voglio tornare da loro, mi considerano carne da leone –

– Ma per carità fai troppo schifo! Che mandria di asini! – commentò il leone e poi continuò – E allora vai da solo nella savana, magari cercati una compagna –

– ETICI. Ma quale gazzella andrebbe mai con un tipo come me?! –chiese sconsolato

– Effettivamente. Direi che ti conviene tornare al CRAS – gli propose King

– Già seguirò il tuo consiglio, a malincuore però, perché vivere nella savana mi piaceva un sacco. Non è che mi accompagneresti, ETICI, io non mi ricordo la strada –

– Ma da dove esci fuori? Ma quando mai hai visto un leone scortare una gazzella? –

– Facciamo finta che mi stai inseguendo – propose la gazzella

– Allora comincia a correre – disse King. E così il leone accompagnò Furby alla sua vecchia casa.

– Ti devo un favore King – disse la gazzella

– Direi che mi devi un favore bello grosso Furby. Ciao e cerca di stare alla larga dai guai –

– Anche tu amico – gli rispose Furby

– Ehi non ti allargare, addirittura amico, mi sa che stai un po’ esagerando -.

Gli umani del CRAS ci rimasero molto male nel veder ritornale Furby

– Abbiamo fallito – disse il dottor Robin

– Magari è malato ed è venuto a cercare aiuto – disse un altro dottore del centro – Sarà meglio sottoporlo a qualche esame di accertamento –

E così la gazzella scoprì di non essere ammalata, e di aver avuto ragione nel dire che era una forma di allergia, ma non a qualche polline o al fieno, ma ai felini.

Tra le altre gazzelle del Centro Recupero, Furby riscosse un grande successo, soprattutto tra la popolazione femminile e in particolare su una splendida giovane gazzella, affascinata dal fatto che Furby era stato nella “vera, selvaggia savana”

– Ma non sono mai stato veramente accettato dalla mandria – le diceva Furby un po’ depresso per la conclusione della sua avventura

– Ti sottovaluti Furby, tu vali molto più di quanto credi, e io ti seguirei volentieri nella savana – gli diceva lei sperando che trovasse il coraggio di reagire. Ma Furby era troppo perso nella sua tristezza.

Una sera Furby pascolava tranquillo nel suo recinto, quando ad un certo punto

– ETICI. Ciao King, dai vieni fuori, lo so che sei tu!- disse la gazzella

– Ciao Furby, straordinario, ma come facevi a sapere che ero io – lo salutò il leone – Ma non ti è ancora passato il raffreddore? – chiese poi

– Non è raffreddore. ETICI. E’ allergia ai felini – rispose Furby

– Come te la passi? – chiese King

– Non troppo bene, la savana mi manca, vorrei tornare nella mandria, ma tanto non mi accetteranno mai. Per via di questo odore di civile che mi porto dietro –

– Già forse hai ragione – gli disse King – Questo odore si sente a chilometri di distanza, ma secondo me potrebbe essere un vantaggio –

– Sì certo come no, un gran vantaggio – disse sconsolato Furby

– Non ti lamentare sempre, cosa credi di essere l’unico ad avere problemi? Anch’io ho i miei bei grattacapi – spiegò il leone

– Ma che  problemi può avere il più feroce leone della savana?- gli chiese Furby

– Ormai è arrivato anche per me il momento di metter su famiglia, e io ho notato una bella leoncina con la quale mi piacerebbe proprio formare il mio branco. Ma lei mi considera troppo feroce, inadatto ad avere una famiglia e a crescere figli. Così avrei pensato che io e te ci potremmo far vedere in giro per la savana assieme, così la mia bella leoncina non penserà più che sono troppo feroce. Che ne dici? – chiese infine speranzoso

– Sai che ti dico? Che è proprio una bella idea amico! ETICI – rispose la gazzella – Posso portare un’amica? – chiese poi

– Hai un’amica? Ma perché non metti su una bella mandria? – gli chiese il leone

– Non so… forse è troppo presto e poi non sono capace di fare il capo mandria, io mi distraggo facilmente e non mi accorgerei dei nemici. ETICI….ETICI… accidenti a questa allergia –

– Furby, ma proprio l’allergia ti permetterà di sopravvivere nella savana: basterà che quando ti viene da starnutire tu cominci a scappare, e poi non ti scordare del tuo pessimo odore, che solo quello terrà lontano la maggior parte dei cacciatori carnivori –

– Quasi, quasi… – rispose dubbioso Furby

– Dai facciamo una prova, e poi se mi aiuti  con la mia leoncina io difenderò la tua mandria -.

E così nella savana nacque una grande amicizia destinata a diventare leggenda: un branco di leoni che come angeli custodi difendevano una piccola mandria di gazzelle.

 

 

– Ho sempre detto che Furby era un tipo eccezionale – disse un grasso timido uomo occhialuto al Dottor Robin

– E no caro mio! Questo è il frutto di lunghi anni di studio sul reinserimento nella natura selvaggia di animali allevati in cattività. Vedi bene anche tu che il nostro sistema funziona. Direi che è un grande successo! –

– Ma perché Dottor Robin, secondo lei, i leoni non attaccano la mandria di Furby? –

– Hanno un comportamento quanto mai bizzarro, inspiegabile… inspiegabile davvero. Questi caro mio sono i misteri della natura che ancora dobbiamo risolvere, ci vorranno anni e anni di ricerche e sperimentazioni… –

Simona Livio

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